Makers: proposte operative

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Dal seminario emergono delle linee guida su cui lavorare lungo tre direttrici: Place, Poiesis, Policy.

I. PLACE
Modelli di scala – Rifunzionalizzazione del territorio – Indie Capitalism

L’industria, anche quella che già utilizza la tecnologia 3D, deve capire quanto possa trarre vantaggio da un’assimilazione più profonda delle valenze positive di questo approccio al prodotto, per arrivare, usando al meglio la rete e lo scambio di idee che ne scaturisce, dei prodotti utili e “intelligenti”, pensati a partire dalle reali esigenze degli utenti o dagli utenti stessi, e contemporaneamente costruiti per poter essere scaricabili, modificabili e riadattabili a nuove esigenze (anche in questo caso bisogna riuscire a capire come trarre vantaggio economico non solo dai prodotti, ma dalle idee e dalle funzionalità che stanno alla loro base, trattandosi di una ricchezza che deriva dall’intangibile).
Le richieste che arrivano da questo mondo sono essenzialmente di avere dei luoghi dove incontrarsi e sviluppare a basso costo e in un ambiente collaborativo le loro idee (i fab lab, che andranno creati e finanziati, magari anche da investitori privati, che ne trarranno reddito rivalutando ad esempio luoghi urbani inutilizzati o da riconvertire), un accesso a un canale finanziario innovativo (potrebbero essere sviluppati prodotti bancari “su misura” sia per gli operatori locali sia per gli operatori nodali), la visibilità verso gli investitori, una legislazione semplificata e che tenga conto della loro impostazione open source (tema dei brevetti, della proprietà intellettuale). Non ultimo il problema delle infrastrutture (banda larga, logistica dei trasporti rivoluzionata), delle certificazioni di prodotto (se sono relativamente facili anche se costose da ottenere per un prodotto industriale con grandi numeri, quanto impatterebbero sul sistema dei makers?). È fondamentale evitare barriere all’import e si potrebbe sviluppare una procedura e dei costi ad hoc per i prodotti fatti in piccola serie.

II. POIESIS
Conoscenze tacite – Dissemination – Valore Economico

La forte valenza glocal dei makers dovrà essere colta per primi dalle regioni e dalle nuove città metropolitane. Più difficile, in una logica di potere centrale, che sia una priorità del governo, che invece sarà fondamentale per stimolare, con investimenti e legislazione adeguate, lo sviluppo delle infrastrutture indispensabili e dei poli di ricerca (esperienza NNMI e Fraunhofer).
In tutto questo, la struttura di Fondazione Giannino Bassetti e di Diotima Society potrà avere una funzione di comprensione e di monitoraggio degli scenari futuri e d’interfaccia fra il mondo dell’impresa, l’accademia e questi movimenti spontanei, in una logica di attivazione e sensibilizzazione dei singoli attori e di creazione di una community che li metta in una connessione più continua e produttiva, in grado di far emergere i saperi impliciti e trasformarli in opportunità di crescita sociale e di business.
Il mondo dell’artigianato è quello che potrebbe trarre i massimi vantaggi dalla contaminazione con la cultura dei makers. Già è più collaborativo e, specie all’interno dei distretti industriali, la rete è un concetto assimilato ed economicamente redditizio. Di fatto col tempo gli artigiani di oggi saranno i makers di domani, ma non è ancora così. Esiste un gap culturale (nel senso di non conoscenza), la scarsa propensione all’utilizzo delle reti virtuali, una visione localistica e non globale del mercato.
Luogo di fecondazione reciproca potrebbero essere i fab lab da una parte e iniziative private dove una capofila attivi delle collaborazioni aperte con aziende e professionisti non necessariamente fisicamente contigui. I fab lab diventano così dei punti di contaminazione, i nuovi negozi, non vanno intesi come officine, laboratori.
Anche in questo caso l’aspetto finanziario è fondamentale, ma, viste le dimensioni ridotte e l’impossibilità di accedere alla Borsa e ai fondi di private equity, la soluzione più abbordabile sarà quella del crowdfunding e del credito bancario (assistito e garantito da Consorzi fidi adeguatamente finanziati).

III. POLICY
Education – Rappresentanza – Incentivazione
Il fenomeno makers oramai è consolidato e, volenti o nolenti, le istituzioni (governative, locali e finanziarie) e l’industria dovranno confrontarsi con esso. Non è un movimento politico, ma sicuramente ha una forte valenza culturale e sociologica. Non comprenderlo o sottovalutarlo rischierebbe di farlo diventare possibile “preda” di chi, per altri fini, si schierasse al suo fianco o cercasse di rappresentarlo anche politicamente.
Il fatto di avere alla base la libertà di creare, la condivisione delle idee creative e quindi l’open source come stile di vita, lo rende un movimento profondamente democratico, globale e attrattivo per i giovani e gli intellettuali.
I suoi guru, come Chris Anderson negli Usa e David Gauntlett, l’autore del La società dei makers, in Europa, non a caso non sono ospitati solo dalle università scientifiche ma, come nel caso della recente conferenza di Gauntlett a Milano, da quelle di Scienze Politiche.
Il mondo della scuola deve tenere conto di queste esigenze, da quella inferiore, per avvicinare i giovani alle nuove tecnologie e alle conseguenti opportunità di lavoro, all’università, che deve comprendere la necessità di far convivere l’aula con il laboratorio (sia virtuale che fisico), dove fare esperienze pratiche e imparare il lavoro d’equipe e il valore della collaborazione.
Sono trasformazioni che richiedono una nuova legislazione in materia (e quindi tempi lunghi e una classe politica più sensibile), anche se molti di essi possono essere già portati avanti autonomamente da singoli istituti e atenei.

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