Makers: i partecipanti

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Partecipanti

Diego Andreis – Fluid-o-Tech
“Fluidotech è un’azienda del settore manifatturiero, ed è un’azienda matura, non una start-up, abbiamo una storia, come tante medie imprese italiane. Avendo una storia siamo di fatto chiusi. Per fare innovazione in modo nuovo, partecipato, aperto, ho costituito F-Lab, un’azienda separata, con ingegneri e designer, dove vorrei che accada quello che dovrebbe avvenire in una rete. Non voglio costruire una nuova azienda chiusa. Questa Srl lavora in ottica Open, in modo polmonare. Non abbiamo una verticalizzazione sulla stampante 3D. E’ una tecnologia che usiamo, infatti stiamo lavorando con una azienda tedesca che fa stampanti molto costose da 200-300 mila euro. Questa tecnologia accelera un processo che potrei realizzare altrimenti. Abbiamo diversi tool di prototipazione rapida. Il 3D è un acceleratore. Ciò che mi interessa è introdurre tramite F-Lab nuovi modelli di business e di prodotto e credo che questa tecnologia possa contribuire a generarli.”

Emanuele Balasso – Innovative Industrial Solution
“Innovative Industrial Solution è una start-up innovativa che commercializza sistemi economici di prototipazione rapida, le cosiddette stampanti 3D. Gli artigiani che ho contattato (e che costituiscono il 70% della mia clientela) a causa della crisi non fanno prototipi. Il problema è che, senza prototipi non sono competitivi sul mercato. Con le stampanti 3D, si possono realizzare facilmente (ed economicamente) prototipi in grado di sostenere test di funzionamento. All’inizio, ho incontrato qualche difficoltà a spiegare la tecnologia ad artigiani classici, abituati a fare prototipi in legno, tuttavia, con il tempo molti di loro hanno compreso che mostrare a un cliente un oggetto offre un vantaggio competitivo notevole rispetto a un prototipo disegnato al computer.”

Giammarco Binetti – IQS International
“La questione centrale non è tecnologica, ma di business. Occorre far incontrare la tecnologia con qualcosa a cui nessuno ha pensato prima. Nel 1996 ero a Parigi alla presentazione della Tim con Sentinelli, che ha inventato la TIM Card, ossia la carta ricaricabile. All’epoca, si usava il cellulare in abbonamento, un prodotto che era perfetto per le aziende. Quel giorno Sentinelli disse che un giorno tutti noi avremmo avuto due numeri: il codice fiscale e il numero di telefono personale. In quel momento nessuno gli credette. Il mercato, disse Sentinelli, è fatto da 50 milioni di italiani. Credo che sempre più occorra inventarsi i mestieri dal punto di vista imprenditoriale. Cambiano le professioni. Alcune nascono, altre spariscono. Alcune attività, un tempo svolte dalle imprese, ne sono uscite per sempre. Dobbiamo riconoscerlo.”

Giovanni Campagnoli – Vedo Giovane
“I luoghi in cui si sperimenta sono molto importanti. La stampante 3D non è una moda, ma una potenziale chiave per progettare il futuro. Servono punti di aggregazione dove i ragazzi sperimentano e imparano. Oggi sono stato in un liceo classico: un gruppo di ragazzi sta ricostruendo l’Odissea con grafiche e ipertesti, suoni e rumori. Arrivando a pensare ai tweet che avrebbe mandato Ulisse.”

Luisa Collina – Politecnico di Milano
“Con il Politecnico di Milano, sviluppiamo nuovi profili formativi, promuovendo cambiamenti, anche didattici. Concordo sul fatto che il lavoro andrà inventato e che non esiste più alcun ‘posto di lavoro’ da trovare. Ognuno dovrebbe capire le proprie inclinazioni, il tipo d’intelligenza posseduta e trovare un modo per sfruttarla. Questo è un primo cambiamento. Vogliamo sviluppare doti che non sono mai state considerate nei piani di studio, attraverso laboratori ad hoc e altre iniziative. Nel mondo, l’alternativa strategica è l’eccellenza attraverso una iper-specializzazione, oppure una trasversalità che permetta di dialogare in contesti diversi, di co-creare attraverso l’ibridazione con altre discipline. Per questo, stiamo realizzando una make factory al Politecnico. Si tratta di un esperimento, traversale. L’interdisciplinarietà pone vari e nuovi problemi.”

Fiorello Cortiana
“Provengo dall’esperienza creativa nata con gli indiani metropolitani che, dopo il 1977, riutilizzando gli spazi vuoti il cui valore è stato riconosciuto da un’assessore (donna) del Comune di Milano, ha portato alla nascita degli Informagiovani. Ho poi fondato i Verdi in Italia e in Europa, sono stato assessore regionale in Lombardia e quindi senatore a Roma per dieci anni, dove ho cercato di portare innovazione nel parlamento, ma non è stato semplice. Ci sono molti nodi interessanti. Uno è legato all’esperienza di Andreis: come si creano ambiti dove c’è tensione tra punti di vista diversi. Lì si crea un ecosistema cognitivo. La chiave imprenditoriale e aperta nasce da una competenza precisa. L’evoluzione del Venture Capitalism partirà da queste esperienze. Con Paolucci, di Microsoft, parlavo di quello che potremmo fare: creare cultura dell’intrapresa, dell’impresa. Da ecologista mi dispongo a una realtà con un’epistemologia complessa. Non mi sento perso, mi sento dentro a sistemi che hanno vari livelli. La questione antropologica è importantissima. Se devo vedere cosa dovrebbe fare la politica pubblica penso all’esperienza di SGV. Tutta la struttura pubblica è legata a rendite d’interdizione di chi dispone di passaggi e interpretazioni di norme e procedure a tutti i livelli, costituendo antropologie formalizzate nel sistema. L’alternativa è lavorare per progetti.”

Federico Della Bella – TWG Consulting
“La rivoluzione che il fenomeno makers potrebbe portare nella manifattura presenta delle analogie con altre transizioni, avvenute in settori, in cui la risposta degli incumbent è stata lenta e poco efficace. Nella musica. Ma anche nell’editoria e nei media, dove il fenomeno dei citizen journalist non era preso sul serio all’inizio e si è rivelato dirompente. Infine, nell’ICT, attraverso una consumerizzazione delle tecnologie che ha dato agli individui possibilità di calcolo a volte superiori a quella delle imprese.”

Fabio Franzoni – Taff Project
“Vedo interessanti parallelismi tra il manufacturing e l’editoria di alcuni anni fa, quando le case editrici non si ponevano il problema del digitale e dei social network. Oggi, che tutto è rapidamente cambiato, siamo tutti produttori di contenuti e giornalisti. Il problema è che Corriere della Sera, Repubblica e Sole 24 Ore sono fatti da trecento giornalisti, con un modello che non sta più in piedi. Le case editrici non hanno colto questo cambiamento. Sono state travolte, come mostrano i bilanci degli ultimi cinque anni. Tra cinque o dieci anni tutti diventeremo produttori, makers. Dobbiamo avere questa visione se vogliamo capire come gestire il cambiamento.”

Domenico Laudonia – Italian Angels for Growth
“Io credo che il 3D printing avrà una grande diffusione. Tutte le innovazioni agiscono sul tempo, che è la vera risorsa scarsa, hanno grandi possibilità di crescita. In questo caso ci sarà una contrazione del tempo di produrre e costruire. Occorre capire quale ruolo giocare e come posizionarsi rispetto a queste tecnologie. Io vedo ancora oggi un’altra grande opportunità che hanno cavalcato subito gli americani, geni del marketing. Come al solito, dove c’è un ecosistema di promozione delle tecnologie, guidano il cambiamento sono capaci di consumerizzare la tecnologia.
Per l’Italia vedo un’opportunità, per l’eccellenza artigianale italiana che è riconosciuta e compensata da prezzi premium in tutto il mondo. La minaccia, invece, è forte per chi non si posiziona a livelli di eccellenza qualitativa nell’artigianalità.
L’altro tema è far sì che il know-how sia proprietario, che l’artigianalità sia di livello alto. Se il prodotto è ricco d’esperienza diventa unico.
Sottolineo, infine, l’importanza del capitale finanziario e umano. Negli Stati Uniti, esiste la give back attitude, che è loro congenita, e che permette la rigenerazione in attività economica delle ricchezze accumulate nella vita professionale. Questo genera imprenditorialità: ricchezze re-investite nei giovani.”

Francesco Samorè – Fondazione Giannino Bassetti
“Fondazione Bassetti ritiene che i soggetti della cultura e delle istituzioni debbano essere protagonisti aggiornati e consapevoli rispetto ai temi dell’innovazione e che tematiche come il digital manufacturing, il 3D printing, ed altre con ricadute immediate o future sul contesto produttivo, richiedano una raffinazione culturale da parte di tutti i soggetti. Cerchiamo di stimolare l’incontro tra la cultura artigiana e quella dell’innovazione spinta e hi-tech tipica della Silicon Valley.”

Roberto Tognetti – Iperpiano e Comitato d’amore Casa Bossi
“Il mio punto di vista è quello di Iperpiano, un network di architetti e urbanisti costituito nel 2008 sulla suggestione dell’ecosistema. Con questa idea dell’ecosistema abbiamo applicato la cultura del distretto alle professioni. Questo esperimento ha funzionato, ma per ragioni burocratiche non possiamo costituire un contratto di rete, dato che occorre avere una posizione camerale e che non esiste questa opportunità per i professionisti.
Oggi le città sono fatte di vuoto: sfitto, sottoutilizzato e dismesso, invenduto. Viviamo su un’economia basata sulla rendita e noi vogliamo attaccarla. Per attaccare la conservazione della ricchezza. L’ostacolo immobiliare è enorme. Come si riempie il vuoto? Con il talento, la creazione di valore, con nuove filiere di conoscenza.”

Raffaele Vergine – TWG Consulting
“Con Diotima Society progettiamo nuovi ecosistemi imprenditoriali. I Value System sono piattaforme in cui imprese diverse condividono una piattaforma strategica comune. Molte imprese sono interessate a questo approccio, che permette di vedere oltre i singoli mercati, le singole industry.”
Leggi la trascrizione dell’intera conferenza

Giorgio Villa e Silvia Salami – SGV Srl
“SGV applica il 3D printing. Abbiamo sempre lavorato in rete, costruendo un network di aziende in grado di creare manufatti diversi, da una nave da crociera, a un ristorante a un albergo, con un diverso tipo di clientela e con diverse caratteristiche. Abbiamo creato una delle prime reti d’imprese, la REGOLO STYLE, dove abbiamo portato le nostre capacità. Oggi, grazie a un unico ufficio, una serie di aziende italiane e internazionali (siamo arrivati a ventotto partner) rispondono a qualsiasi necessità dei clienti. SGV usa il 3D printing da molto tempo. Non credo che sia la soluzione dei problemi dell’Italia e della sua manifattura. In fin dei conti, le macchine CNC sono presenti da trenta anni sul mercato; lo stesso si può dire per le stampanti. Se si attribuisce troppa importanza a questo movimento, trainato dagli USA per alcuni aspetti, si perde la visione generale del problema. Le nuove tecnologie possono dare un contributo, ma non sono risolutive. Abbiamo dimostrato che è possibile convertire l’indotto: abbiamo un vetraio che ha iniziato a lavorare l’alluminio, un fabbro che ha imparato a usare colle aeronautiche, un carrozziere in grado di verniciare nella nautica grazie a nuove tecnologie.”

Paolo Zanenga – Diotima Society
Diotima Society ha la missione complessiva di accelerare processi di transizione. Dal mio punto di vista, complessità significa far convergere storie, culture e conoscenze diverse, acquisendo e creando nuovi tool per interpretare problemi nuovi, le cui conseguenze sono più importanti di come sembrano a prima vista. I punti di vista, inoltre, si sono moltiplicati. Penso che il 3D manufacturing sia uno dei game changer, dei reali driver di cambiamento.
Un’evoluzione che genera nuove logistiche, nuove conoscenze, e anche uno spostamento delle revenue, che vede le aziende classiche faticare a conservare il fatturato. Nascono nuovi mestieri e fenomeni di disruption, in cui emergono nuovi entranti, caratterizzati da strategie e competenze nuove. Noi riteniamo che questo fenomeno del 3D printing cambi il gioco e vada di pari passo con altri trend, come la robotica, oppure, ancora di più, l’internet of things, portatori di una vera rivoluzione. Il problema è l’elicitazione dei saperi taciti che forniscono eccellenza. Siamo in una rivoluzione di spazi e di tempi. E bisogna anche capire come la finanza può supportare la nuova imprenditoria. Siamo dopo la fabbrica, dopo il negozio, e c’è la necessità di pensare a nuovi luoghi. Come fa la finanza a riconoscere dei patrimoni che emergono, come può essere un patrimonio cognitivo.
Mi pare che i temi di maggior interesse e meritevoli di approfondimento siano: l’education, il marketing, e la finanza.”

Barbara Zucchi Frua – l’hub
“Nel 2009 ho fondato uno spazio tessile aperto al pubblico, un laboratorio, perchè volevo osservare la nuova relazione tra prodotto e consumatore. Il problema per chi produce è costruire una relazione nuova con un consumatore diverso, molto più consapevole, che potrà costruire un prodotto globalizzato e un prodotto personalizzato. Le aziende devono organizzarsi per fare entrambe le cose. La tecnologia digitale permette questo cambiamento. Cambiano i paradigmi di riferimento. Cambia il sistema della conoscenza. Il futuro consumatore cercherà di più il proprio prodotto: si passerà dalla mass production alla mass customization.
Bisogna osservare il consumatore, che tramite le app del suo smartphone potrà fare tutto. Assisteremo a una personalizzazione urbanistica, medica, di prodotto, di servizi. I sistemi di personalizzazione dovranno essere facili. Il consumatore sarà un co-designer che collaborerà con l’azienda. Co-generation, co-design saranno le parole d’ordine.”

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